La differenza tra solitudine e isolamento 2 parte

La differenza tra solitudine e isolamento 2 parte

SI PUO? STARE BENE CON GLI ALTRI SE SI STA BENE IN SOLITUDINE

 

Essere capaci di vivere le relazioni sociali implica un certo grado di rinuncia verso se stessi. Per alcune persone la rinuncia raggiunge livelli molto elevati: rinunciano a se stesse, per poter stare con gli altri. Quando lo stare con gli altri significa doverlo fare obbligatoriamente, ci? significa non riuscire a stare con se stesse. Dunque la capacit? di stare con s? e con gli altri non possono non? coesistere: possederne una implica necessariamente anche l?altra. Infatti, saper restare in armonia quando si ? con se stessi, significa non perdere la relazione con gli altri e non perdere la propria identit? (e quindi il buon contatto con se stessi) quando si ? con le altre persone.

 

UNA SANA RELAZIONE DI DIPENDENZA NELL?INFANZIA INSEGNA A SAPER STARE BENE IN SOLITUDINE DA ADULTI

La capacit? di saper godere della propria presenza (stare in solitudine) non ? alla portata di tutti. Si tratta di un apprendimento che avviene nella primissima infanzia, quando s?impara a interiorizzare le relazioni personali di primaria importanza, costituendo dei legami affettivi, interni. Imparare a fare questo, significa imparare a percepire la presenza emotiva dell?altro anche quando si ? in sua assenza fisica: l?altro interiorizzato permane affettivamente, quindi simbolicamente, dentro di noi; la sua scomparsa fisica non annulla la sua presenza emotiva in noi, cosa che accade invece nelle fasi precocissime della nostra vita.????????????????????????????????????????????????????????????????????? Quando iniziamo a vivere nel mondo, infatti, la persistenza dei legami necessari a sopravvivere dipende dalla presenza reale, concreta dell?adulto, dal fatto che l?adulto sia percepibile con i sensi, innanzitutto con la vista. A questo livello, perdere di vista significa perdere il legame e poich? questo ? necessario per vivere, la conseguenza sar? un senso di vuoto, il terrore di perdersi. Se questa diventa una condizione ripetuta che si stabilizza, essa pu? marcare in modo indelebile la vita di un essere umano. Tutti noi abbiamo assistito a certi pianti irrefrenabili e all?angoscia di alcuni bambini quando iniziano a frequentare l?asilo e quindi a essere separati dalla propria madre. La realt? della nostra condizione umana deve fare i conti con il fatto che veniamo al mondo in una situazione di estrema incompletezza: l?essere umano, per anni, permane in una condizione di dipendenza dall?adulto senza il quale non potrebbe sopravvivere. Per descrivere questa situazione, si usa il termine ?neotenia?, che significa vivere un tempo piuttosto lungo perch? il nostro organismo si differenzi acquisendo a pieno la propria funzionalit?, facendoci raggiungere piena autonomia fisica e psicologica. Insomma la nostra evoluzione verso la maturit? ? molto lenta e la capacit? di diventare progressivamente sempre pi? autonomi emotivamente significa imparare a vivere la rinuncia di una dipendenza dall?altro (processo di separazione) a vantaggio della nostra identit?. Fare questo implica vivere ?stati di tensione emotiva pi? o meno intensi. Infatti, se l?acquisizione dell?autonomia ? desiderata e ricercata da un lato, dall?altro essa si accompagna all?ansia di perdere un appoggio sicuro e un riferimento emotivo. Il vantaggio della separazione, della rinuncia alla contiguit? totale dei primi tempi di vita, consiste nella certezza di sentirsi esistere anche in caso di assenza materiale di un oggetto di riferimento, senza cio? avvertire la necessit? di una sua presenza concreta, sensoriale, costante, continua. ? necessario che la situazione di unione originaria faccia il suo tempo affinch? si possa vivere la propria solitudine come una condizione possibile e non, o non solo, come fonte di angoscia e di sofferenza.

FINE

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