I disturbi da conversione simbolo di conflitti interiori

QUEL ROSPO CHE NON VA GIU?: QUANDO LA DIFFICOLTA? DI DEGLUTIZIONE E? ESPRESSIONE DI CONFLITTI INTERIORI NON RISOLTI

I disturbi da conversione sono un gruppo di patologie espressamente previste all?interno del DSM V, la cui caratteristica principale consiste nella percezione di un?invalidante sintomatologia fisica pur in assenza di coinvolgimento organico. Nel disturbo di conversione (disturbo somatoforme) i sintomi sono causati da un conflitto psichico o emozionale, e convertiti inconsciamente in sintomi con caratteristiche simili a quelle di una malattia neurologica. Si parla di conversione in quanto il paziente converte il conflitto psicologico in un sintomo somatico dove ? presente la perdita di funzioni motorie o sensitive. I sintomi motori includono alterazioni della coordinazione e dell’equilibrio, paralisi localizzate, perdita della voce (afonia), difficolt? di deglutire o sensazione di nodo alla gola, ritenzione urinaria. I sintomi sensitivi comprendono invece perdita della sensibilit? tattile o del dolore, cecit?, sordit?, allucinazioni, convulsioni.

Uno dei sintomi di tipo motorio presenti nei disturbi da conversione ? la difficolt? di deglutizione. Consiste nell?impossibilit? di deglutire ci? che viene introdotto all?interno del cavo orale, sotto forma di sostanza liquida o solida. Dopo aver escluso qualsiasi coinvolgimento patologico a carico del sistema organico e neurologico predisposto alla deglutizione (faringe, laringe, trachea, esofago), pu? essere indagato l?aspetto psicologico della malattia, nel tentativo di scoprire nella stessa una possibile origine conflittuale isterica.

Problemi di deglutizione
I problemi di deglutizione sono il campanello d’allarme di conflitti interiori non risolti

SPIEGAZIONE PSICODINAMICA

Il modello psicodinamico spiega l?origine dei sintomi di conversione come il risultato di un disagio psicologico di cui il soggetto non pu? prendere coscienza. In questi casi il soggetto, inconsciamente, trova come modo di esprimere la sofferenza senza averne una consapevolezza psichica, canalizzando gli affetti non elaborati all?origine del disagio sul corpo. In tal modo il sintomo corporeo diventa l?emblema di una pulsione che non ha trovato altro canale espressivo e che per il fatto di rimanere inaccessibile alla coscienza, diventa vivibile per l?individuo. A rendere possibile tutto ci? ? il meccanismo della rimozione, attraverso la quale l?Io rende inconscio il contenuto della pulsione non esternabile e trasferisce sul corpo ?compiacente? la componente affettiva della pulsione stessa (Freud, 1895; 1901). Il sintomo che si manifester? non sar? casuale,? nel senso che l?organo corporeo implicato nel sintomo simboleggia la natura stessa della pulsione che l?ha provocato.?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????? Nella difficolt? di deglutizione, la sensazione del cibo che non riesce a scendere lungo l?esofago rappresenta, inconsciamente, l?impossibilit? di ?mandar gi? qualcosa? di non accettato, che fa soffrire e non pu? essere verbalizzato.In particolare, la difficolt? nel deglutire sostanze liquide, secondo il modello della psicoanalisi, esprime un rapporto conflittuale tra il paziente e la sua figura materna, dalla quale egli non si ? svincolato emotivamente per affermare la propria identit? psicologica (Zacchetti e Castelnuovo, 2013). ??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????? In questi casi la madre ? percepita come un oggetto ambivalente che, se da una parte salva e nutre, dall?altra agisce avendo un ruolo persecutore nei confronti del figlio, provocando in lui angosce dilaganti impossibili da rappresentare mentalmente, e quindi da verbalizzare. Per tali ragioni, tali sentimenti sono espressi con il corpo. In questo tipo di relazione madre-figlio i confini somatici tra l?una e l?altro non sono adeguatamente stabiliti, cosicch? l?uno si perde nell?altra in una modalit? simbiotica: la madre proietta se stessa nel figlio, impedendo a quest?ultimo di costruire una percezione mentale e fisica di s? autonoma e solida. La conseguenza per il figlio sar?, la percezione inconscia di un proprio corpo che non gli appartiene, ma che invece sia sotto il controllo di un altro (la percezione mortifera dell?oggetto materno): tale realt? intrapsichica causa la sperimentazione di angosce destabilizzanti. Anche l?origine psicogena del disturbo da deglutizione trova spiegazione in un rapporto diadico disfunzionale, per lo pi? causato da una relazione simbiotica in cui il legame materno non ? stato adeguatamente elaborato nelle sue componenti ansiose, n? dalla madre n? dal figlio, veicolando a quest?ultimo la percezione di ogni suo tentativo di separazione dalla madre come un evento critico, irrisolvibile, capace di disintegrarlo totalmente dal punto di vista psichico. Da questo movimento inconscio nasce il conflitto interno del paziente e dal quale si difende attraverso il sintomo: se da una parte il soggetto anela alla separazione emotiva dalla madre per riconoscersi con una sua identit?,? dall?altro teme che la separazione da lei sia pericolosa, in quanto mortifera e annichilente per il proprio S?.

IL TRATTAMENTO TERAPEUTICO MIRA A FAR EMERGERE IL CONFLITTO INTERNO

Nei casi in cui la difficolt? di deglutizione ? di tipo psicogeno, il trattamento ? di tipo psicologico.?? ??????La psicoterapia ad orientamento psicodinamico mira a far emergere (rendere cosciente) il conflitto inconscio, per permettere al soggetto di rappresentare mentalmente e verbalizzare emozioni mai chiarite. Tutto ci? avr? come scopo quello di rendere il paziente via via pi? consapevole ed arrivare alla costruzione di un S? autonomo e indipendente, diverso da quello della madre. ????????????????????????????????????????????????In questo modo il soggetto, sentendosi pi? definito nella sua identit? psichica e corporea, non si sentir? pi? minacciato e in balia da introietti materni mortiferi, che conseguentemente avranno perso il loro potere coercitivo. L?effetto di questo lavoro psichico si esprimer? nella scomparsa del sintomo (paura di deglutire) perch? il paziente non avr? pi? bisogno di ?distruggere la madre? in quanto per lui non costituir? pi? una minaccia perch? non ? pi? simbioticamente legato a lei.

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