Alleanza Terapeutica: cos’e’ e quanto conta

Quanto ? importante l’Alleanza terapeutica che lo psicologo propone al paziente.Su cosa si basa?

 

 

 

Con l?espressione “Alleanza terapeutica” s?intende ?una dimensione interattiva riferita alla capacit? di paziente e terapeuta di sviluppare una relazione basata sulla fiducia, il rispetto e la collaborazione, finalizzata ad affrontare i problemi e le difficolt? del paziente.? L’espressione “alleanza terapeutica” ? stata usata per la prima volta dalla psichiatra americana Clara Zetzel (1958) per descrivere la condivisione matura della realt? tra paziente e terapeuta nella situazione analitica. Ralph Greenson (1965) conia l’espressione “alleanza di lavoro”, per definire quell’ insieme di atteggiamenti razionali e finalistici del paziente nei confronti dello psicoanalista […] la capacit? del paziente di lavorare nella situazione analitica […] Lo si vede soprattutto quando un paziente, pur se in preda a un’intensa nevrosi di transfert, riesce a mantenere un efficiente rapporto operativo con l’analista? (Greenson, 1967-1972, p. 163). Se il paziente? non? si? fida,? non? pu?? nemmeno? affidarsi. E? dunque? avr?? un’enorme? difficolt?? a concedersi e a mantenere la dipendenza. Senza la fiducia di base ? impossibile impostare qualunque alleanza ed ? impossibile curare una persona.? L’alleanza? terapeutica,? quindi,? prevede? fondamentalmente? la capacit?? di? tollerare? l’angoscia? e? la depressione, di accettare le limitazioni della realt?’ e di differenziare tra gli aspetti maturi e quelli infantili dell?esperienza.? Dunque, l?alleanza terapeutica appare un elemento costitutivo del trattamento che va considerata l’essenza stessa del processo terapetico, attraverso il suo sviluppo, le sue rotture, le sue ricomposizioni. La qualit? della relazione tra paziente e terapeuta nel setting, diventa cos? un fattore predittivo e curativo della terapia: una forte alleanza iniziale tra paziente e terapeuta (o un?alleanza che aumenta gradualmente nel cso della terapia) pu? essere considerata un buon predittore dell’outcome (Horvath, Symonds 1991; Horvath, Bedi, 2002). Viceversa segni iniziali di cattiva alleanza non sono necessariamente predittori di un cattivo esito della terapia. Questo aspetto porta a riflettere su un aspetto particolare dell’alleanza: non ? la qualit? negativa dell’alleanza in s? predittiva di un peggiore outcome, ma la capacit? predittiva del costrutto risiede nella capacit? della coppia terapeutica di “lavorare” sull’alleanza e di risolverne le problematiche. Non ? quindi il manifestarsi in s? di stalli, impasses e rotture nell’alleanza a determinarne il risultato positivo o meno, ma la capacit? del clinico di affrontare in modo costruttivo tali situazioni. Infatti, lungo il cammino sono inevitabili periodiche rotture (o? fratture) dell?alleanza terapeutica; pu? cio? capitare che il paziente, ad un certo punto del percorso, metta in discussione il lavoro fatto fino a quel momento o il rapporto con il terapeuta. Queste incrinature non vanno per? considerate solo come un ostacolo alla relazione e alla? terapia, ma possono acquisire un importante significato se vengono colte dal terapeuta e segnalate al paziente. ?Non sempre i pazienti sono in grado di (o desiderano) comunicare al terapeuta il loro disagio in terapia o il loro disaccordo circa qualche obiettivo della terapia. Per tale ragione appare di sostanziale importanza l?intervento di chiarificazione del terapeuta in queste situazioni; ci? permetter? di? discutere col paziente i sentimenti che lui vive in quella fase della terapia e che determinano cambiamenti nel flusso emotivo che regola lo scorrere del processo terapeutico. Se tali sentimenti? vengono elaborati, se diventano cio? oggetto di lavoro comune, possono fornire spunti di riflessione di grande interesse e valore per la terapia; la loro risoluzione pu? rafforzare il legame e porre le basi per la costruzione di una nuova alleanza rinnovata. Infatti, perch? si verifichi il cambiamento terapeutico, il paziente non solo deve diventare consapevole di aspetti di s? che fino ad allora non erano tali, ma deve imparare a riconoscere e comprendere i propri stati d?animo, per entrare in contatto con le proprie emozioni e con quelle degli altri e questo pu? avvenire solo all?interno di una dimensione relazionale: attraverso l?esperienza del rapporto?

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